Editore: FAMIJA ALBÈISA
Pagine: 175
Anno: 1975

 

Dalla vegetazione traggono, ora direttamente ora indirettamente sostentamento tutti gli organismi animali e l’uomo stesso; i vegetali infatti, almeno quelli verdi, costituiscono il primo anello della lunga e complessa catena alimentare che interessa ogni vivente. I vegetali verdi inoltre, quando costituiscono boschi e foreste, elargiscono ossigeno ed umidità all’aria, regolano il clima e moderano la violenza dei fenomeni atmosferici. Queste poche informazioni ci insegnano quindi esaurientemente quanto grande sia il valore che le piante hanno nel mondo. 

L’uomo però, almeno l’uomo di oggi ed in particolare quello dei Paesi che si dicono piú civili, pare aver dimenticato tutto ciò, ed incurante delle gravi conseguenze che ne possono derivare, or qua or là distrugge la vegetazione o la muta a suo favore almeno intenzionalmente: di qui la distruzione di foreste e di altri ambienti naturali, con la inevitabile perdita, forse per sempre, di specie vegetali che testimoniano di flore remote e che sono oggetto di studi profondi per scoprire, di ogni territorio, il passato. Diviene quindi urgente dovere di ognuno aiutare la natura a sopravvivere, affinché con essa possa perpetuarsi anche la vita umana. Si tratta dunque di raggiungere una magziore educazione naturalistica verso la quale dobbiamo tendere, e ciò dobbiamo realizzare a partire dalle regioni ove noi stessi viviamo. 

Il testo che con queste poche righe viene presentato, ben si inserisce quindi nell’intento di educare i lettori al rispetto della natura. L’opera ci conduce nelle Langhe, un lembo prezioso di terra piemontese ove si incontrano flore diverse che provengono le une dal Mediterraneo, le altre dalle Alpi o da regioni dell’Oriente. 

Già palestra per gli appassionati studi di tre grandi naturalisti figli delle Langhe stesse, Carlo Bertero e, piú recenti, Ferdinando Vignolo-Lutati che ne ha accuratamente studiato e descritto la flora, e Francesco Sappa che ne ha prospettato la vegetazione, queste terre e le piante che le adornano, vengono qui ripresentate da altri studiosi loro conterranei: Oreste Cavallo, Marino Gianotto e Antonio Buccolo. Essi intendono, col loro accurato ed ottimo lavoro, non più catalogare le specie botaniche per gli studiosi, ma presentarle, per i diversi valori che esse hanno, ad un più vasto stuolo di lettori, e ciò allo scopo di accendere nei lettori stessi la passione per la loro terra e per i tesori naturalistici che essa possiede. A tal fine, questo testo riassume delle Langhe anche le caratteristiche fisico-climatiche cui la vegetazione è inevitabilmente legata.

Uberto Tosco

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