Il quinto volume di Studi per una Storia d’Alba, Alba medievale dal VI al XIV secolo, curato dal prof. Rinaldo Comba, è l’opera edita dalla Famija Albèisa per ricordare i suoi 55 anni dalla fondazione.
Di Antonio Buccolo.
Ricordare il passato è fondamentale per capire il presente. E il presente è tanto più chiaro, quanto più si studia il passato con rigore. È la storia. È lei che misura le distanze del tempo e ci fa capire chi siamo, ma questo accade solo se accettiamo il confronto con ciò che fecero le generazioni precedenti nel bene e nel male. Ma cos'è stato il bene? Cos'è stato il male per poter costruire il presente? E il futuro? Qui la storia si ferma, perché per costruire il futuro interviene la libertà, l'arbitrio, il genio benevolo e malefico di ogni individuo. Ecco perché scrivere i libri di storia non è semplice, specialmente quando il concetto di rigore nella ricerca viene considerato un valore indiscusso.
Con tali princìpi è stato edito per il 2010 il quinto volume di Studi per una storia d’Alba, per il periodo che va dall'alto Medioevo sino agli Angioini; princìpi che si sono adottati sin dall’inizio. Ricordiamo l'ormai lontano 1995, quando erano in corso gli scavi nel sito preistorico albese della Moretta dove oggi sorge la Cooperativa dei Lavoratori. Allora, chi scrive, propose alla dott.ssa Marica Venturino Gambari che conduceva gli scavi, una pubblicazione che spiegasse agli albesi ciò che avevano nel sottosuolo. Ricordo anche la presenza del dott. Maggi, allora direttore del Civico Museo Federico Eusebio. Fu l’inizio della prestigiosa collana.
Il Consiglio della Famija Albèisa, pur con molti dubbi, fece sua l'idea. Giustamente, perché in quei tempi l'investimento per una decina di volumi era di diverse centinaia di milioni di lire. Si iniziò con la Preistoria, e il primo volume ebbe come titolo Navigatori e contadini. Seguì il secondo, Alba Pompeia, sugli scavi della romanità, curato dalla dottoressa Fedora Filippi, e poi il terzo sull’archeologia, Una città nel Medioevo, della dottoressa Egle Micheletto, entrambe funzionari della Soprintendenza Archeologica del Piemonte.
Fu poi la volta del quarto volume dedicato agli Statuti di Alba, curato dal professor Panero con la collaborazione di Giulio Parusso, direttore del Centro Studi Beppe Fenoglio, e con questa pubblicazione iniziò anche la preziosa collaborazione con la Società Studi Storici di Cuneo.
L’opera ultima è dedicata ad Alba Medievale, per il periodo che va dal VI al XIV secolo: un poderoso volume di circa 500 pagine con numerose fotografie di documenti inediti, frutto di intensi studi pluriennali coordinati dal professor Rinaldo Comba dell’Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Studi Storici di Cuneo.
Gli studi, condizionati da ampie dispersioni seicentesche causate dal crollo della torre del vescovado che conteneva gli archivi, e ottocentesche, sono solo in parte compensati dal Rigestum Comunis Albe pubblicato nel 1903 da Euclide Milano per i documenti del XIII secolo, e dall’Appendice documentaria stampata nel 1912 a cura di Ferdinando Gabotto. A questi si devono aggiungere anche i Documenti intorno alle relazioni tra Alba e Genova studiati nel 1906 da Arturo Ferretti, e le carte del Codex Astensis edito da Quintino Sella nel 1880.
Tuttavia, gli approfondimenti degli studi su Alba Medievale non si sono limitati a queste pubblicazioni. Sono da ricordare Renato Fresia, nostro socio, con Comune Civitatis Albe, del 1992; L’abbazia di Santa Maria di Casanova e gli Angiò nell’Italia nord-occidentale, entrambi del 2006; l’Indice dei nomi di persona e di luogo del Rigestum compilato dalla studiosa Laura Gatto Monticone, edito nel 2005 per la cura di Gianfranco Maggi. A queste opere deve aggiungersi anche una vasta operazione fatta per reperire la nuova documentazione presentata nei volumi Pergamene albesi conservate presso la Biblioteca Reale di Torino, del 2005, Le pergamene dei monasteri albesi della Beata Margherita di Savoia e di Santa Caterina, del 2007, opere in cui la Società Studi Storici e la Famija Albèisa hanno avuto un ruolo fondamentale, e una rencensio degli appunti medievistici vernazziani proposti dal Centro Studi Beppe Fenoglio.
A queste edizioni preparatorie, vanno aggiunti anche studi inediti di documenti giacenti in archivi di altre città e ritrovamenti preziosi, come quello del Rigestum originale albese, riscoperto da Patrizia Merati; un codice di cui si erano perse le tracce a inizio Novecento e oggi consultabile presso la Biblioteca dell’Archivio di Stato di Milano.
Non si può dimenticare, infine, l’importante scoperta fatta in Alba durante il recente restauro di palazzo Serralunga, situato all’incrocio di via Vittorio Emanuele e di via Pietrino Belli. La puntuale analisi, condotta da Giovanni Donato, con numerose fotografie di Enrico Necade, permette di far conoscere agli studiosi numerosi affreschi e un ampio soffitto ligneo interamente dipinto. Sarebbe bello che gli albesi lo potessero ammirare.
Il sommario dell’opera è piuttosto ampio. I settori di studio trattano: L’età altomedievale; Gli albesi, le terre, gli affari; Alba comunale e angioina; Alba e i suoi vescovi; Forme della religiosità; Appendici a partire da Giuseppe Vernazza; Indice dei nomi di persona e dei luoghi. Ad ogni argomento si riferiscono vari e numerosi capitoli.
L’apporto di qualificati studiosi è notevole. Essi sono dell’Università degli Studi di Bergamo, Riccardo Rao; dell’Università Cattolica del sacro Cuore di Milano, Maria Pia Alberzoni e Alfredo Lucioni; dell’Università dell’Insubria, Patrizia Merati; dell’Università degli Studi di Milano, Rinaldo Comba, Beatrice Del Bo, e Paolo Grillo; dell’Università di Pavia, Aldo A. Settia; dell’Archivio diocesano di Como, Elisabetta Canobbio; della Società Studi Storici di Cuneo, Laura Bertoni; della Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici del Piemonte, Giovanni Donato.
Il coordinamento editoriale è di Antonio Buccolo consigliere della Famija Albèisa, e la stampa della Tipografia-Litografia “l’artigiana” di Alba.
Il volume, integralmente a colori e corredato di numerose fotografie, si avvale oltre che del patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Cuneo e della città di Alba, di quello particolare del Dipartimento di Scienze della Storia e della Documentazione storica, Università degli studi di Milano.
Ai precedenti studi e al quinto volume, importanti per la storia albese, ne seguiranno altri. Si è già iniziato, ma ci vorrà il tempo necessario. Anche i finanziamenti. Come ha ricordato nella presentazione Gianni Oliva dell’Assessorato alla Cultura del Piemonte, l’opera è “strumento utile per studiosi e per quanti nel pubblico come nel privato sono responsabili delle scelte da operare per lo sviluppo del territorio nel rispetto delle proprie peculiarità e lettura che restituisce la città ai propri abitanti”.
L’opera è stata dedicata alla memoria del Rag. Franco Miroglio, importante protagonista dell’imprenditorialità albese, e finanziata grazie all’intervento del figlio Edoardo Miroglio e della Sig.a Ivana Brignolo Miroglio, già assessore alla cultura di Alba.
|